Cybercrime,  Reati Informatici

Cyberlaundering: il riciclaggio di denaro sporco in rete

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Per la sua straordinaria capacità di sfuggire ai controllo delle autorità, la rete si presta a diverse attività criminali.
Il riciclaggio online è una di queste ed è un fenomeno molto diffuso che consente di “ripulire” denaro proveniente da attività illecite.
Il cyber riciclaggio, noto anche come Cyberlaundering mira, avvalendosi del web,  ad attribuire una parvenza lecita a capitali derivanti da fatti illeciti,come il narcotraffico, lo sfruttamento della prostituzione, il gioco d’azzardo, le estorsioni, i furti, le truffe, ma anche reati informatici come il phishing.

Il reato di riciclaggio

Il riciclaggio si realizza sostituendo o trasferendo denaro, beni o altre utilità provenienti da delitti non colposo, o compiendo, in relazione ad essi, altre operazioni finalizzate ad ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

E’ questa la definizione fornita dal legislatore che all’ art. 648 bis c.p., tra le condotte antigiuridiche punite con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000, colloca ogni attività tesa a ripulire o a disporre dell’oggetto del delitto presupposto (quindi precedente temporalmente), per impedirne un collegamento con lo stesso fatto criminoso e per renderne sconosciuta la provenienza, la titolarità e la destinazione effettiva.

Presupposto necessario del reato di riciclaggio, analogamente a quanto avviene per il reato di ricettazione ex art. 648 cp., è la antecedente commissione di un altro fatto delittuoso, che peraltro non si richiede sia stato accertato con sentenza passata in giudicato, essendo sufficiente che il fatto delittuoso risulti dagli atti del processo e che quindi il compimento di tale delitto si sia concluso nel momento di inizio della condotta qui disciplinata.

Dalla lettura della norma emerge inoltre che il bene dovrà provenire solo da delitti di natura dolosa, escludendo dunque le contravvenzioni ed i delitti colposi.

Il riciclaggio di denaro sporco è un reato plurioffensivo. Tra beni tutelati dalla norma, oltre al patrimonio, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e l’ordine economico.  

E’ infine un reato comune poiché può essere commesso da chiunque, tranne che dal concorrente nel reato presupposto.

Le modalità di realizzazione di tale reato si sono tuttavia evolute nel tempo, principalmente grazie all’impiego massiccio delle nuove tecnologie.

Anche i criminali hanno cominciato ad esplorare il mondo di Internet, imparando a sfruttare a proprio vantaggio uno strumento così potente, così distante dalle rigide regole che governavano la realtà.

Fortunatamente questa “terra di nessuno” col tempo è stata in qualche modo “colonizzata” ed i controlli si sono fatti più pedanti, soprattutto grazie alle copiose norme introdotte dai vari Stati.

Ciò detto, la criminalità continua ad operare e per tale ragione il regime sanzionatorio del riciclaggio trova applicazione anche quando compiuto online, ovvero con modalità digitali.

Il cyberlaundering

La rete agevola la realizzazione del riciclaggio elettronico, lo rende più semplice e più rapido.

La sicurezza delle transazioni monetarie telematiche è messa a dura prova poiché è più difficile individuare in Internet i percorsi del denaro veicolato.

Sussistono diverse modalità con le quali è possibile commettere il reato di cui stiamo trattando.

Generalmente i passaggi di denaro avvengono per il tramite di soggetti residenti in Italia che si prestano a spostare su conti esteri, per mezzo di agenzie internazionali per il trasferimento del denaro (es. Western Union, Money Gram, etc.), le somme accreditate sul proprio contro corrente, dopo aver trattenuto per sé una percentuale pattuita con il cybercriminale.

I conti esteri sono quasi sempre in banche offshore di territori stranieri (cd. paradisi fiscali) che applicano legislazioni in campo fiscale e creditizio più convenienti, rispettando inoltre il segreto bancario.

Non è una novità che questi conti favoriscano attività illegali e che vengano sostanzialmente utilizzati per nascondere e spostare fondi nonchè per eludere le tasse.

Spesso i fiduciari/prestanome italiani sono ignari utenti attratti da offerte di lavoro  da inesistenti società internazionali, che si spacciano per leader in investimenti offshore, e sono quindi inconsapevoli di essere complici di un’attività illegale.

Fornire le coordinate bancarie (codice IBAN) del proprio contro ed ottenere la disponibilità di soldi di sconosciuta/dubbia provenienza da reinvestire rappresenta una parte essenziale del disegno criminoso.

Il titolare del conto corrente italiano, cd. “financial manager“, infatti una volta ricevuta la somma di denaro sul proprio conto, a seconda delle istruzioni ricevute, la può prelevare in contanti servendosi degli sportelli bancomat oppure predisporre pagamenti a fronte di transazioni lecite (es. per acquisti di immobili) oppure trasferirla su un altro conto.

Pare doveroso evidenziare che dal ruolo di “prestaconto”, beneficiario del bonifico online (cd. money mule), emerge una  corresponsabilità nel reato di riciclaggio online. Mentre nell’ipotesi in cui il denaro verrà da questi trattenuto e non trasferito potrà risponderà del reato di ricettazione ex art. 648 c.p.

Per tale ragione prima di “cascare” nella trappola del guadagno facile occorre valutare la serietà dell’annuncio di lavoro e di chi la offre.

Un aspetto su cui conviene soffermarsi riguarda la provenienza dei soldi neri che contraddistingue il reato di riciclaggio.

Le somme vengono bonificate sul conto corrente italiano principalmente da soggetti esteri (sovente cittadini est-europei) e derivano, nella maggior parte dei casi, da attività illecite realizzate nel territorio nazionale, che generano una grossa quantità di denaro in contanti (es. tangenti, pizzo, spaccio, prostituzione, frodi, etc.).

Il denaro non è mai in contanti, quindi non c’è un reale passaggio di soldi perché è tutto elettronico.

Infine il ricorso alle agenzie internazionali per il trasferimento di denaro appare inevitabile poiché il sistema di home banking italiano prevede controlli più rigorosi per i bonifici verso l’estero.

Conclusione

Con la circolazione dei capitali, favorito dalla globalizzazione economica, i mercati finanziari illeciti hanno registrato una impennata impressionante sostenuti soprattutto dai profitti derivanti dal grande malaffare.

Il riciclaggio di denaro è il metodo più gettonato e seguito dalle organizzazioni criminali per nascondere i soldi neri che ottengono grazie alle frodi finanziarie in cui sono coinvolti.

L’obiettivo è ostacolare la tracciabilità delle origini del denaro acquisito e trasferirlo sino a riuscire a confonderlo fondi leciti.

Si realizza con una serie di operazioni (diverse per ogni fattispecie) e con più soggetti coinvolti, più ci sarà frammentazione e scambio più difficile sarà individuare la provenienza dei soldi sporchi.

Naturalmente le banche si sono attivate per contrastare questo fenomeno difficilissimo da arginare, sviluppando specifici sistemi di comportamento e procedure più severe e più aggiornate.

Ciononostante la criminalità informatica continua a catalizzare un business da migliaia di miliardi di euro ed il riciclaggio elettronico rappresenta una minaccia non solo per le singole aziende e le istituzioni ma anche per interi sistemi economici e politici.

VP

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