Privacy e Trattamento dei dati personali, Social network

Digital kidnapping: rischi e conseguenze del “rapimento digitale”

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Non è il classico furto di identità in cui qualcuno si sostituisce alla sua ignara vittima per svuotargli il conto corrente o rubargli la carta di credito, il fenomeno del Digital kidnapping è un vero e proprio “rapimento digitale” che può avere ripercussioni drammatiche sulla vita del minore e della sua famiglia.

Cos’è il digital kidnapping

Il digital kidnapping è la sottrazione online di immagini di bambini da parte di un cybercriminale con lo scopo di pubblicarle in rete come se fossero proprie e creare una identità digitale sostanzialmente identica a quella rubata.

Una della pratiche da cui spesso ha origine questo fenomeno è lo sharenting – ne abbiamo parlato QUI – che consiste nella sovraesposizione sui social media dei minori da parte dei genitori, mediante la pubblicazione compulsiva di immagini ed informazioni personali.

Il paradosso è che sui social, al giorno d’oggi, si trova veramente di tutto, dalla foto del test di gravidanza, all’ecografia, al primo dentino, al primo giorno di scuola, etc.

Tutta una serie di eventi dai quali è possibile estrarre l’identikit del neonato, il suo codice fiscale, dove abita, quali sono le sue abitudini, chi sono i suoi amichetti, etc.

In altri termini, un cocktail di informazioni rese pubbliche dagli stessi genitori che, in maniera del tutto inconsapevole, hanno contribuito a delineare l’identità virtuale del minore, una sua “presenza online”, mettendola nella disponibilità di chiunque.

Condotte di questo tipo, apparentemente innocue realizzate in prima persona dagli utenti dei social, rappresentano quanto un uso inconsapevole della rete possa veicolare insidie molto pericolose per l’immagine, per la reputazione ma anche per la sicurezza offline del soggetto esposto.

Ciò che desta maggiore preoccupazione è che il cyber criminale (che fra l’altro non è nemmeno necessario che possieda chissà quali doti da hacker) per alimentare la sua “nuova” identità non si limita al furto di una foto, ma raccoglie più informazioni possibili (tutte quelle che trova online) per rendere veritiero il profilo fake e per impiegarlo per le finalità (malevole) più disparate.

Rischi e conseguenze

Con il kidnapping il malintenzionato, una volta duplicata l’identità la può impiegare per scopi molti diversi tra loro. 

Il mercato che si nutre maggiormente di questi furti di foto è senza dubbio quello della pedopornografia. Si pensi al materiale fotografico/video sottratto e manipolato e poi rivenduto (o semplicemente divulgato e condiviso) in rete.

Ma anche della pedofilia più in generale. Ad un pedofilo sarà più facile adescare minori sui social network impiegando a sua volta il profilo di un minore.

Ma non sono certamente gli unici contesti. Molte identità vengono infatti vendute sul darkweb per giochi di ruolo. Si tratta di improbabili giochi virtuali nel quali l’identità del minore viene inserita in contesti diversi da quelli di appartenenza, si pensi in una nuova famiglia con fratelli e genitori diversi.

Il minore viene “venduto”, seppure virtualmente, come orfano e vi sono genitori virtuali disposti ad adottarlo. E se dalla fantasia si passasse alla realtà? Se nell’adottante nascesse l’insano desiderio di avere quel bambino in carne ed ossa, a costo di rapirlo?

Insomma, solo a pensarlo si accappona la pelle. Ma non è fantascienza ed è bene conoscere tutti i rischi in cui ci si può imbattere.

Naturalmente ci sono anche finalità che per quanto illecite si presentano perlomeno meno impattanti sulla incolumità del bambino. Si pensi ai pacchetti di followers creati per far crescere un account o per incidere su sondaggi, elezioni, etc.

In ogni caso, dalla pubblicazione di un semplice scatto possono scaturire conseguenze anche molto gravi, non solo per i bambini immortalati ma anche per tutta la famiglia che potrà essere soggetta a truffe, frodi, ricatti, etc.

Nel nostro ordinamento, il digital kidnapping è punito e viene fatto rientrare nel reato di “sostituzione di persona” ex art. 494 c.p. ai sensi del quale:

Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.

Come tutelarsi

Proteggersi in rete deve essere la regola. Come lo si fa nella vita reale chiudendo la porta a chiave, allo stesso modo occorre tutelarsi online ponendo in essere piccoli accorgimenti che potrebbero rivelarsi fondamentali.

1. Attenzione alle impostazioni sulla Privacy nei profili social

Spesso le regole più banali sono quelle meno seguite. Si danno per scontate, ma così non deve essere, soprattutto quando vengono coinvolti dei minori. Pare utile infatti limitare la visibilità delle proprie informazioni alle persone che non rientrano nella propria cerchia di amici e familiari, limitare anche l’accesso alle immagini di copertina e di profilo ed alla possibilità di condividere i contenuti postati.

2. Seleziona le immagini da condividere

Suggerimento apparentemente prevedibile, che non deve limitarsi all’analisi del contenuto visuale della immagine.

In linea generale, posto che mettere una emoji sulla immagine non serve a granché, si consiglia di evitare – quantomeno il più possibile – la condivisione di foto di minorenni. Siate un po’ più “gelosi” della immagine dei vostri pargoli e ne gioverà la vostra e loro sicurezza (online e offline).

Naturalmente si sconsiglia di postare foto del minore in costume, si sconsiglia di pubblicare foto intime del bimbo mentre dorme o fa il bagnetto. Ma occorre qualche attenzione in più anche ai dettagli. Ogni immagine può ricondurre ad un luogo ed essere inserita in un contesto temporale.

3. Rimuovi le informazioni direttamente dal dispositivo con cui realizzi la fotografia.

Come molti sanno, le fotografie offrono molte più informazioni del semplice contenuto visivo. I dispositivi (smartphone, fotocamera digitali, etc.) che impieghiamo per scattare le fotografie riportano informazioni su data e luogo in cui la foto è stata realizzata.

Queste informazioni possono essere limitate rimuovendo dai dispositivi tale funzione.

4. Ricordati che il diritto all’oblio non sempre può essere garantito.

Un contenuto una volta immesso in rete, spesso sfugge al controllo di chi lo ha pubblicato, ma il tasto più dolente è che il soggetto immortalato (es. infante che non è ancora nemmeno in grado di parlare) tale controllo non lo avrà mai, perché sovente non sa nemmeno di essere immortalato e messo in vetrina.

Il diritto alla cancellazione, sebbene sia sancito dal Regolamento sulla protezione dei dati personali, di fatto non offre garanzie a lungo termine né soluzioni definitive.

Ciò che l’utente ignora (o a cui non attribuisce il giusto peso) è che postare una foto è una scelta che può avere un impatto, ripercussioni serie e sviluppi futuri ingestibili.

Quella fotografia condivisa potrà essere scaricata, divulgata, alterata, trasferita in altri luoghi virtuali (e reali). E per quanto l’utente possa chiedere al provider del servizio di rimuovere il contenuto (che in genere viene reso invisibile) questo potrà continuare ad esistere nella rete.

Conclusione

L’esposizione dell’immagine dei minori su internet li espone a molti rischi e l’utilizzo illecito dei dati altrui comporta delle responsabilità.

Il kidnapping è figlio di una cultura digitale superficiale; è il prodotto di un cattivo uso di internet e delle nuove tecnologie, nei quali le insidie presenti nella vita reale sembrano non sussistere o perlomeno essere limitate alla sfera virtuale.

In conclusione, per quanto i social media siano ormai parte integrante della quotidianità, prima di mettere in pasto al web l’identità del proprio figlio bisogna soffermarsi a riflettere e valutarne i pro ed i contro.

Ciò non vuol dire che un genitore che pubblica una foto del proprio pargolo è un cattivo genitore, ma semplicemente che deve farlo con la consapevolezza dei potenziali rischi e adottando le dovute cautele, a sua discrezione ed in base alla sua scala di priorità.

VP

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