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Fake news: Diffondere bufale è reato?

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Chi crea e diffonde fake news può commettere un reato. Scopriamo quale.

Il fenomeno delle bufale esiste da sempre ma è in un clima di tensione e di malessere sociale – come quello generato dall’odierna emergenza sanitaria – che assume dimensioni sconcertanti.

In questo periodo all’incertezza del domani si è affiancato il proliferare delle notizie fake che ha raggiunto il suo culmine giocando con la salute, la sensibilità ma principalmente con la disperazione degli utenti.

Articoli (non solo di piccole testate) inventati, volutamente ingannevoli e distorsivi della realtà creati ad hoc per diventare virali e per confondere le masse.

La nota negativa è che non è sempre semplice distinguere la bugia dalla verità, soprattutto sui social media, che oggi vengono adoperati come veri e propri canali di informazione.

In queste piattaforme, infatti, non è raro imbattersi in trafiletti con titoli e foto sensazionalistici e dal contenuto poco attendibile diffusi appositamente per creare disinformazione, alimentare la paura e attirare qualche clic (cd. clic baiting) per guadagnare col traffico della rete.

Forse non tutti sanno però che creare fake news non è legale ed ha rilevanza penale, come anche la condotta del diffonderle non è scevra di conseguenze giuridiche.

Nel nostro ordinamento non esiste una normativa specifica per contrastare il fenomeno delle notizie false nel web, tuttavia sussistono diverse norme che puniscono alcune condotte ad esse riconducibili.

Per tale ragione sarà compito del giudice analizzare caso per caso la singola fake news e collocarla in una fattispecie delittuosa piuttosto che un’altra.

Il fattore scriminante, in questa analisi, sarà il contenuto della notizia. Qui di seguito un elenco di reati in cui potrà essere inquadrata la creazione di una fake news.

  • Diffamazione (art. 595 c.p.). Questa è senza dubbio l’ipotesi più frequente che si realizza quando la notizia fasulla scredita la reputazione altrui e prevede un aggravamento della pena quando si realizza online.
  • Calunnia (art. 368 c.p.). Quando con la notizia si incolpa un innocente di aver commesso un reato.
  • Procurato allarme (art. 658 c.p.). Quando la notizia getta i lettori nel panico procurando il timore di un pericolo imminente (come un terremoto, una catastrofe, etc.)
  • Abuso della credulità popolare (art. 661 c.p.). In questo caso è sufficiente che la notizia generi un generico turbamento nell’ordine pubblico.
  • Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio (art. 501 c.p. – cd. Reato di aggiotaggio). In questa particolare ipotesi di distorsione dei prezzi del mercato la condotta dell’autore della bufala deve essere consapevolmente fraudolenta e le informazioni in essa contenute devono essere esagerate e assolutamente false.
  • Pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico (art 656 c.p.).

Vi è di più. La notizia fake raggiunge la viralità grazie alla condivisione da parte degli utenti (talvolta creduloni). Favorire la diffusione di una notizia menzognera può comportare delle responsabilità.

Naturalmente non si tratta dell’utente medio che su facebook condivide un post prendendolo per oro colato, quanto colui che pur conoscendone la mendacità lo ripubblica e commenta per fomentare il panico sociale. Questi potrà quindi essere punito per gli stessi reati (qualora ravvisabili) imputabili all’autore originario.

Per completezza, anche l’utente in buona fede se condivide un post e lo commenta con frasi diffamatorie ed offensive (anche quando la notizia è inveritiera) potrà rispondere del reato di cui all’art. 595 c.p. Ma non rileva in questa sede.

Fuori dalle fattispecie criminose poc’anzi ipotizzate se le fake news non ledono alcune interesse (personale, commerciale) non sono di per sé punibili.

Tutto ciò detto le bufale sono nocive per la democrazia perché hanno un forte impatto sulla popolazione e sono difficilmente riconoscibili. La rete consente alle notizie contraffatte di circolare e diffondersi con incredibile rapidità.

Sta quindi all’utente selezionare ciò che legge e sincerarsi dell’attendibilità delle informazioni che riceve.

Nietzsche diceva che “esistono due tipi di persone nel mondo, quelli che vogliono sapere e quelli che vogliono credere”. Sforziamoci di andare tutti nella stessa direzione, possibilmente quella del sapere.

VP

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