Privacy e Trattamento dei dati personali

Smart Assistant: Quando il “Maggiordomo digitale” ti conosce meglio del tuo partner

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La tecnologia irrompe nella nostra quotidianità e spesso ci si domanda come si sopravviveva senza.
Disponiamo di una serie di dispositivi e servizi digitali per facilitare la nostra vita quotidiana, che ormai sanno tutto sulla nostra persona e sulle nostre abitudini. Per citarne qualcuno: Amazon Alexa, Apple Home Pod, Google Home, Siri, Cortana.

Questi assistenti digitali (o smart assistant) non sono altro che programmi che interpretano il linguaggio naturale tramite algoritmi di intelligenza artificiale e che sono in grado di dialogare con gli esseri umani al fine di soddisfare richieste o compiere azioni.

Un collaboratore virtuale viene installato su vari dispositivi come smartphone, automobili ma anche nelle case sottoforma di “altoparlanti intelligenti”.

L’intelligenza artificiale offre numerosi vantaggi, non c’è dubbio, anche se talvolta impigrisce i nostri cervelli che ormai hanno imparato a delegare quasi tutto all’assistente digitale.

Una nota negativa è l’enorme flusso di dati che permette. Dati non solo relativi all’utilizzatore diretto ma a chiunque si trovi nello stesso ambiente, aspetto questo, nella maggior parte dei casi, totalmente ignorato dall’utente medio.

Per rendere l’idea della grande quantità (e della tipologia) di informazioni che sono in grado di immagazzinare è sufficiente soffermarsi sulle richieste che vengono fatte allo smart assistant e sulle operazioni che è in grado di compiere.

Se si pensa al solo fatto di porre una domanda, va da sé che potrà riconoscere e memorizzare una voce e distinguerla da altre enne mila voci, così come attribuire un volto a quella voce (se l’assistente dispone anche di una fotocamera), e lo stesso per tutte le altre persone che si troveranno nello stesso raggio di operatività. E perché no anche distinguere gli stati d’animo.

Se si pensa alla richiesta di fare un acquisto online o di fare una ricerca in rete, questo consentirà alla macchina di conoscere scelte, preferenze, e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi del richiedente.

Se si pensa alla richiesta di indicazioni stradali, ciò potrà permetterà al dispositivo di geolocalizzarti, quindi conoscere la tua posizione (ad es. indirizzo di casa), i tuoi percorsi abituali, i posti che frequenti più spesso, il luogo di lavoro, etc.

E via dicendo dalla domotica alle automobili intelligenti.

Queste sofisticate tecnologie, apparentemente innocue, ci inducono a sottovalutarne la pericolosità in termini di potenziale esposizione ad attacchi informatici o comunque la capacità di rivelare, tramite i dati raccolti, modi e tenori di vita, persino patologie o dipendenze.

L’innovazione può essere un valore aggiunto a patto che se ne faccia un uso consapevole.

Il GDPR prevede che tali “maggiordomi digitali” debbano essere progettati e configurati in maniera da minimizzare l’uso di dati personali e in modo da proteggerli adeguatamente (cd. “privacy by design” e “privacy by default”). Pertanto per essere a norma di legge devono già essere dotati di misure di protezione dati al loro interno.

La funzione è quella di compensare – in qualche modo – l’imprudenza dell’internauta ingenuo, il quale, dal suo canto, potrà comunque esercitare il diritto di opposizione alla profilazione e al microtargeting realizzati da questi dispositivi. Potrà inoltre contestare la decisione automatizzata ed in ogni caso ottenere l’intervento umano nel processo decisionale.

Il Garante della Privacy ha più volte sollecitato gli utenti ad un uso cosciente ed informato delle nuove tecnologie, fornendo altresì alcuni suggerimenti per tutelare i propri dati e quelli dei propri cari.

In particolare, si consiglia di:

  • Leggere sempre la Privacy Policy

In genere gli smart assistant sono collegati a delle app di gestione che richiedono la registrazione per un utilizzo efficace.

Il produttore deve obbligatoriamente fornire al cliente l’informativa sul trattamento dei dati personali sul sito dell’azienda che offre il servizio o perlomeno nella confezione del prodotto.

La privacy policy dovrà informare l’interessato (il cliente) sulle finalità e sulle modalità dei trattamenti che il titolare (produttore) intenderà operare.

Dovrà quindi indicare dettagliatamente in che modo verranno trattati i dati acquisiti, la tipologia di informazioni, l’eventuale trasferimento a terzi, la conservazione e tutte le informazioni individuate all’art. 13 del GDPR.

  • Fornire solo le informazioni necessarie

In fase di registrazione del dispositivo o di attivazione del servizio è preferibile fornire unicamente i dati indispensabili per il corretto funzionamento dell’assistente.

Inoltre, pare raccomandabile optare per un nickname, soprattutto per apparecchiature impiegate da minorenni. Generalmente questi dispositivi possiedono anche un sistema di “parental control”, che limita la fruizione solo a specifici utenti adulti, ad es. con il riconoscimento biometrico.

Una discreta selezione delle informazioni da memorizzare deve necessariamente riguardare anche quelle sensibili (salute, credenziali carte di credito, password, etc.). Per evitare, quindi, che lo smart assistant salvi questo tipologia di dati è meglio limitare la autorizzazioni di accesso del dispositivo alla rubrica, alle immagini, alle note, al calendario, etc.

  • Disattivare/spegnere il dispositivo se non lo si usa

Questo suggerimento, apparentemente banale, è quello meno seguìto. Anche perché banalmente la funzione del “maggiordomo” è proprio quella di essere disponibile in ogni istante. Infatti lo smart assistant quando non viene impiegato entra in modalità standby. Questa dormiveglia, durante la quale il dispositivo giace in uno stato di “passive listening”, verrà interrotta, solo quando sentirà la “parola chiave” scelta dall’utilizzatore.

Una precisazione sulla parola di riattivazione preme farla: meno sarà scontata minore possibilità ci saranno che il vostro assistente si “sveglierà” contro il vostro volere, magari durante una conversazione al telefono con un amico.

Ciononostante, è bene porre una seconda questione. Anche nel corso della fase dell’ascolto passivo lo smart assistant, se dispone di microfono e la videocamera, potrebbe continuare a “vedere” e “sentire” ciò che gli accade intorno. Addirittura potrebbe inviare tali dati a terzi o comunque custodirli su server esterni.

Per tali ragioni, per una maggiore protezione dei tuoi dati, se non stai usando il dispositivo (perlomeno di notte o quando dormi), spegnilo o quantomeno disattiva le funzionalità che non sono necessarie.  

  • Attivare solo le funzione del dispositivo che realmente utilizzi

Questo punto, strettamente connesso al precedente, varia a seconda del dispositivo che si sta utilizzando. Difatti vi sono assistenti virtuali più efficienti di altri in quanto in grado di svolgere operazioni diverse come trasmettere messaggi ad altre persone (sms, whatsapp, email), postare contenuti sui social o effettuare acquisti online.

Il comune denominatore di quasi tutti questi “giocatollini” è la possibilità di disattivare le funzioni che non ci interessano e limitarne la fruizione a terzi.

Gli assistenti digitali fanno parte dell’IoT (cd. Internet of Things) e come tali si connettono alla rete ma sono in grado anche di collegarsi con altri dispositivi. Inutile sottolineare come tale capacità aumenti la possibilità di raccolta, incrocio dei dati e diffusione di informazioni personali.

La domotica è un esempio lampante di come la tecnologia possa avere un potente impatto sulla privacy domestica, si basti pensare alla possibilità di attivare un elettrodomestico a distanza o al sistema di videosorveglianza/antifurto.

  • Cestinare periodicamente le informazioni immagazzinate

Di tanto in tanto è opportuno fare una pulizia della cronologia dei dati conservati dall’assistente digitale. Se fatta con costanza questa pratica risulterà utile per mettersi al riparo da eventuali illeciti impieghi delle informazioni raccolte.

  • Scegliere (e custodire) una password mediamente complessa

La scelta della password è di fondamentale importanza. Dovrà essere lunga, complessa (possibilmente alfanumerica), non facilmente decifrabile. Dovrà essere modificata periodicamente e custodita con cura.

A ciò si aggiunga, rimanendo in tema di protezione, di monitorare sempre che l’antivirus sia attivo ed aggiornato ed analogamente le impostazioni privacy.

  • Resettare/cancellare i dati memorizzati se si intendi disfarsi del dispositivo.

In ultimo, quando uno smart assistant verrà dismesso, regalato o ceduto a terzi, è buona regola disattivare gli account collegati e cancellare tutti i dati conservati in archivio. Se i dati raccolti sono stati trasmessi e immagazzinati nei database dell’azienda produttrice o di altri soggetti è opportuno chiederne la cancellazione.

Alla luce di quanto detto, l’uso di questi intelligenti assistenti può rivelarsi anche molto utile purché impiegati con buonsenso. Se è vero che il tuo partner non ti ascolta, non lasciarlo fare al maggiordomo.

VP

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