Interesse pubblico

Diritto all’oblio e Diritto di cronaca (CEDU – sez. V, sentenza n. 60798-65599/10 del 28 giugno 2018)

Dopo aver esaminato la vicenda italiana in materia di diritto all’oblio – vedi Diritto all’oblio e Diritto di cronaca (Cass. Civile , sez. I, 20 marzo 2018, ordinanza n. 6919) – appare utile approfondirla anche da un punto di vista europeo. Ci è di aiuto una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha trattato il diritto di essere dimenticati in contrapposizione alla libertà giornalistica sui siti internet. Il caso Il caso riguarda tre testate giornalistiche telematiche tedesche alle quali la Corte federale di giustizia ha consentito di mettere a disposizione del pubblico vecchie informazioni, pubblicate anni prima, relative alla condanna dei ricorrenti, menzionati con il loro nome completo, per l’omicidio di un attore conosciuto. La Corte Europea conferma la decisione del Tribunale Federale tedesco ed afferma che i media hanno svolto la loro funzione di stimolare il lettore alla formazione di un propria opinione in punto a fatti che hanno suscitato un notevole interesse pubblico non affievolitosi nel tempo. Non si configura pertanto alcuna violazione del diritto al rispetto alla vita privata di cui all’art. 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte evidenzia inoltre che il principio di libertà di stampa lascia ai giornalisti la decisione su quali dettagli devono essere pubblicati a condizione che queste scelte siano conformi agli standard etici e deontologici della professione (art. 10 Convenzione). Alla luce di quanto detto riportare il nome completo di un soggetto coinvolto in un vecchio procedimento penale è un aspetto che un giornalista non può tralasciare purché perduri l’interesse pubblico alla notizia. La decisione della corte non ha potuto non tenere conto anche dei comportamenti tenuti dagli stessi ricorrenti (imputati), avendo questi ultimi diffuso nel corso degli anni numerosi documenti al fine di informare il pubblico. Tale comportamento si poneva in netta contraddizione rispetto alla richiesta di essere dimenticati. In conclusione, la Corte ha ritenuto che, nel caso di specie, non c’erano validi motivi per confutare la decisione della Corte Federale di giustizia. L’interesse pubblico L’interesse del pubblico alla notizia rappresenta la discriminante affinché una informazione possa essere riprodotta o meno. Per alcuni fatti ritenuti molto gravi e significativi nella storia, come i crimini contro l’umanità, l’interesse pubblico non scema mai e riproporli svolge un ruolo educativo, al fine di conservarli nella memoria del pubblico. Al contrario, la loro mancata riproposizione comporterebbe un vero e proprio contrasto con l’interesse pubblico, che in questi casi prevale sempre sul diritto del singolo individuo a non essere più ricordato. Si rileva analogo interesse per un soggetto che reitera un reato, quale l’omicidio, la truffa, lo stupro, l’evasione fiscale, etc. La riproposizione della notizia, contenente i dati identificativi del reo, connessa ad una nuova vicenda, è fondamentale perché possa formarsi una democratica opinione pubblica. Occorre precisare che nel bilanciamento di interessi, nel momento in cui cessa l’interesse pubblico, il diritto all’oblio prevale quasi sempre. Ciò comporta che l’informazione rimarrà nella sfera privata del protagonista della vicenda a tutela del suo diritto alla riservatezza. Il diritto alla storia Al diritto all’oblio deve necessariamente contrapporsi il cd. “diritto alla storia“. La storia ormai viene raccontata principalmente in digitale e gli archivi online sono diventati delle fonti preziose con un elevato valore storico. Per diritto alla storia si intende il diritto della collettività all’informazione e alla sua conservazione nel tempo, una sorta di eredità da trasmettere alle generazioni future. E’ di tutta evidenza che questo diritto andrà contemperato, caso per caso, al diritto del singolo nel vedersi tutelata la propria privacy nonché la propria identità personale. Tale bilanciamento di diritti potrà altresì esplicarsi con un diritto di rettifica o aggiornamento delle informazioni pubblicate. All’uopo il soggetto che ritiene di aver subito una lesione dei propri diritti potrà rivolgersi alle autorità competenti al fine di ottenere, a tutela della propria immagine sociale, l’aggiornamento e l’integrazione dei propri dati personali anche quando trattasi di notizia vera ovvero ricompresa nel diritto di cronaca. Con la sentenza n. 5525/2012 la Corte di Cassazione ha consolidato “il diritto alla storia” e ha chiarito l’esigenza dell’applicazione del diritto alla rettifica o all’aggiornamento. La Corte infatti ritiene che sussista l’esigenza di salvaguardare l’attuale identità del soggetto protagonista della vicenda e pertanto si debba garantire al medesimo la contestualizzazione e l’aggiornamento della notizia già pubblicata. L’evoluzione della storia rende chiara la posizione del soggetto coinvolto anche in collegamento ad eventuali informazioni pubblicate successivamente. Conclusione In conclusione, l’inarrestabile sviluppo di Internet ha reso estremamente complesso l’esercizio del  diritto all’oblio, principalmente per la valutazione della sussistenza del criterio dell’interesse pubblico ma anche perché sarà opportuno tenere conto anche dei diversi luoghi virtuali in cui le notizie stesse vengono pubblicate: su un sito, sulla copia cache di una pagina web, sui titoletti che costituiscono il risultato della ricerca tramite motore di ricerca, etc. Ciascuno dei predetti luoghi ha un proprio titolare al trattamento dei dati ed a questo soggetto spetterà il dovere di rimuovere/rettificare/aggiornare l’informazione lesiva del diritto all’oblio. La prudenza non è mai abbastanza quando si tratta della tutela della propria identità digitale nell’intricato circuito della rete, nel quale non è sempre facile far valere i propri diritti. VP

Diritto all’oblio e Diritto di cronaca (Cass. Civile , sez. I, 20 marzo 2018, ordinanza n. 6919)

Con una importante decisione in tema di libertà giornalistica la Corte di Cassazione ha individuato i limiti del diritto all’oblio (“diritto di essere dimenticati”) in relazione all’esercizio del diritto di cronaca. La prima sezione civile della Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 6919 del 20 marzo 2018, ha infatti ritenuto che la pubblicazione di una informazione concernente una determinata persona, in assenza di specifici presupposti e a distanza di tempo da fatti ed avvenimenti che la riguardano, integra la violazione del diritto all’oblio. Il fatto Nel dicembre del 2000 un noto cantautore, dopo aver consumato una cena con amici in un ristorante romano, veniva fermato da un giornalista di una trasmissione televisiva. Il cantautore indispettito dall’incontro rifiutava di rilasciare interviste. Quanto accaduto veniva prontamente ripreso e trasmesso dalla stessa trasmissione, additando il cantante in questione come un personaggio scontroso. Il medesimo video veniva nuovamente trasmesso cinque anni dopo all’insaputa dell’artista ed in quella sede veniva evidenziata la sua indole poco docile. Il cantautore indignato decideva di far valere le proprie ragioni nelle aule di tribunale, ritenendo che la Rai – che aveva messo in onda quell’episodio che lo vedeva protagonista cinque anni prima – avesse violato il suo diritto all’oblio. La decisione della Corte di Cassazione La Cassazione interviene nel merito della battaglia giudiziaria con la ordinanza n. 6919/2018. Con tale decisione, confermando quanto già disposto dalle normative nazionali ed europee, nonché dalla stessa giurisprudenza, la Corte ha precisato che la compressione del diritto all’oblio rispetto al diritto di cronaca può avere luogo solo in presenza di determinati requisiti:  “1) il contributo arrecato dalla diffusione dell’immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 2)l’interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell’immagine o della notizia (per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali), da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse divulgativo o, peggio, meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l’immagine; 3) l’elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica e, segnatamente, nella realtà economica o politica del Paese; 4) le modalità impiegate per ottenere e nel dare l’informazione, che deve essere veritiera (poiché attinta da fonti affidabili, e con un diligente lavoro di ricerca), diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo, nell’interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali, sì da evidenziare un esclusivo interesse oggettivo alla nuova diffusione; 5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell’immagine a distanza di tempo, in modo da consentire all’interessato il diritto di replica prima della sua divulgazione al grande pubblico”.  Nel caso in esame, la Suprema Corte, nell’interpretare il contenuto della notizia e nel considerare lo scopo meramente divulgativo della sua diffusione, esclude la sua rilevanza pubblica e ravvisa il pregiudizio all’identità personale dell’artista, scaturente dalla violazione del suo diritto all’oblio. Dall’iter argomentativo seguito dalla Corte emerge infatti che ciò che definisce la sussistenza di un pubblico interesse alla pubblicazione di una notizia sono le caratteristiche del singolo caso concreto e lo scopo informativo (divulgativo, economico, commerciale) che si propone chi diffonde la notizia stessa. Cenni sul diritto all’oblio Per diritto all’oblio si intende il «giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni arrecati dalla reiterata pubblicazione di una notizia, pur legittimamente divulgata in passato». Il diritto all’oblio appartiene a quella sfera di “nuovi diritti” che trovano origine nella continua e inarrestabile crescita delle esigenze di tutela dell’individuo e della propria sfera di personalità. La questione del diritto all’oblio nasce storicamente proprio in relazione libertà di manifestazione del pensiero, in particolare nell’ambito del diritto di cronaca e di critica giornalistica, che si esercitano nel rispetto delle seguenti condizioni: la verità dei fatti narrati; la forma civile dell’esposizione degli stessi e della loro valutazione; la sussistenza di un pubblico interesse alla conoscenza della notizia. Il diritto di essere dimenticati incide principalmente sulla terza condizione: la ripubblicazione di una notizia, invero, non deve solo rispondere a un’esigenza di pubblico interesse, ma altresì a una sua nuova o persistente attualità. Conclusione Come si è visto, il presupposto perché un fatto possa divenire legittimamente oggetto di cronaca è principalmente l’interesse pubblico alla notizia. E’ doveroso infatti che la collettività venga informata con tempestività, al fine di poter avere contezza dell’accaduto in tempo reale e con completezza. Una volta però che il pubblico viene informato del fatto, cessa l’interesse pubblico. La collettività ha ormai acquisito la notizia, pertanto viene meno l’interesse all’accadimento e riproporlo sarebbe inutile, se non addirittura lesivo per i protagonisti della vicenda. Il diritto all’oblio è quindi la logica conseguenza della applicazione dei principi generali del diritto di cronaca. L’analisi del caso concreto, la sua rilevanza pubblica e la memoria collettiva giocano un ruolo indispensabile rispetto all’esercizio del diritto all’oblio. Sarà quindi necessario un bilanciamento dei diversi interessi in gioco, destinato inevitabilmente ad essere influenzato da un panorama informativo in continua evoluzione. La tutela dei diritti coinvolti richiede un compito particolarmente complesso rispetto alle numerose fattispecie. L’opera del giudice dovrà aderire il più possibile alle aspettative che la dinamica dei diversi rapporti sociali richiede. VP                                                                  

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