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Tutti pazzi per Clubhouse. I pro ed i contro del social delle chat vocali

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Clubhouse è sulla bocca di tutti e sui social non si parla d’altro. C’è chi si vanta di essere già “dentro” e c’è chi ancora sta cercando di capire come entrarci, c’è chi “spaccia” inviti e c’è chi invece ne elemosina uno. Ma come funziona questo nuovissimo social network da poco sbarcato in Italia e quali criticità presenta.

Cos’è

Clubhouse è una piattaforma live, solo audio, dove le persone si riuniscono per discutere una varietà di argomenti.

Lanciata negli Stati Uniti nel marzo 2020, in piena pandemia, da Paul Davison e Rohan Seth, rispettivamente ex dipendenti di Pinterest e di Google e fondatori della startup Alpha Exploration, Clubhouse ha ricevuto un finanziamento di circa 100 milioni di dollari dalla società di venture capital Andressen Horowitz, per una valutazione complessiva di oltre 1 miliardo di dollari.

La peculiarità di questo nuovo social network è che non è per tutti. E’ possibile accedervi solo su invito. Clubhouse giustifica la scelta di un modello “elitario” con lo scopo di consentire una crescita graduale della community in relazione anche alle funzionalità che la piattaforma attualmente offre.

Inizialmente gli inviti erano destinati unicamente alle più note celebrità statunitensi. Coloro che hanno “voce in capitolo” sulla base del consenso popolare (e del denaro) che ricevono, insomma quelli di cui si presuppone l’opinione valga piùdi quella degli altri (?).

In altri termini, far parte di Clubhouse ti rende membro “eletto” di un circolo di prescelti. Una sorta di “selezione all’ingresso” ad un club esclusivo dove il problema non è tanto come sei vestito ma se hai delle conoscenze “importanti”. Parola d’ordine:Sono amico di…

Tuttavia il passaparola, si sa, ha un effetto esorbitante e questo originale fenomeno social a gennaio 2021 è approdato anche in Italia.

Questa modalità ha infatti dato il via a una catena che ha naturalmente favorito l’ingresso di influencer, personaggi più o meno noti, imprenditori di un certo calibro, e via dicendo. Per intenderci gli stessi nomi già noti sulle altre piattaforme online: insomma nuovo social, stesse facce (o meglio voci!).

Dati alla mano. A maggio 2020 si contavano solo 1500 utenti attivi, a distanza di quasi un anno il circolo non è più cosi tanto d’elìte ed il numero degli iscritti è letteralmente lievitato, si parla infatti di più di 2 milioni di iscritti. E, atteso il potente tam-tam mediatico, il bacino d’utenza è destinato a crescere sempre di più.

Come funziona

A differenza dei classici social network, per iscriverti a Clubhouse non basta scaricare l’app e creare un account, devi ricevere un invito ufficiale da un membro già iscritto (che a sua volta ha ricevuto un invito) e devi possedere (per ora) un dispositivo con un sistema operativo iOS.

E’, comunque, nelle intenzioni degli sviluppatori dell’App di renderla fruibile a tutti, anche ai possessori di dispositivi Android.

Questa innovativa App, ad oggi disponibile solo in lingua inglese, abbandona la cultura dell’immagine e si focalizza sull’interazione vocale in tempo reale tra gli utenti all’interno di stanze virtuali, suddivise in aree tematiche.

Le “room” non sono altro che chat create da utenti cd. creator (amministratori/moderatori) all’interno delle quali, chi partecipa, può intavolare conversazioni e dibattiti su specifici argomenti, ad es. attualità, tecnologia, politica, musica, cinema, salute e molti altri.

Le stanze sono facilmente reperibili dall’utente perché vengono indicizzate in base alla materia che verrà trattata in macro-aree di interesse e calendarizzate.

Esistono al momento 3 tipologie di stanze virtuali:

  • Open: è una stanza pubblica, nella quale tutti gli iscritti alla piattaforma possono partecipare.
  • Social: è visibile solo ai collegamenti del creator
  • Closed: in questa stanza può accedere unicamente chi ha ricevuto l’invito dal creator, è quindi privata.

Quando si entra in una stanza si può assistere alla conversazione in atto ma si può anche intervenire, in questo caso dovrai alzare la mano (virtuale), e l’admin o uno dei moderatori deciderà quando e se darti la parola. Se potrai finalmente partecipare e salire sullo “stage” comparirà un microfono che attiverai ogni qualvolta intenderai dialogare con gli altri utenti.

Ciò che differenzia questo social da un podcast risiede proprio nella  interattività: l’utente non si limita ad ascoltare un argomento che gli interessa ma potrà intervenire esprimendo la sua opinione.

Inoltre un aspetto interessante è che una volta conclusasi la conversazione la stanza verrà chiusa e non ne rimarrà traccia.

Infine si precisa che l’utente, una volta che accederà, riceve due inviti da regalare a chi vuole.

Pro e contro

In prima battuta, occorre rilevare che questo originale social network si inserisce in un contesto storico in cui l’interazione virtuale assume un ruolo straordinario ed appaga la naturale necessità dell’essere umano di condividere e comunicare

A tal proposito, sembra aver preso qua e là gli aspetti più attrattivi delle piattaforme più in voga in questo periodo, si pensi a Zoom o a Google Meet per la modalità live con più persone contemporaneamente, a Linkedin per l’aspetto del network, a Pinterest per la scelta delle materie di interesse, ad Instagram per quanto riguarda il following e la bio, ai Podcast di Spotify, etc.

In ogni caso questo brillante prodotto della Silicon valley presenta senza dubbio degli aspetti positivi, ma non si sottrae nemmeno a qualche polemica e qualche nota stonata.

Quanto ai PRO, ne emergono diversi

  • Il vocale rende la comunicazione più immediata e coinvolgente, è in tempo reale e puoi esprimere le tue idee senza filtri. Ti permette anche di imparare cose nuove e più in fretta.
  • La tua capacità comunicativa precederà la tua fama. Se non sei  popolare, in termini di follower ad esempio, ma sei un bravo comunicatore, il successo sarà garantito. L’importante è sapere quello che vuoi dire e farlo bene, soprattutto intrattenendo  l’ascoltatore. In un certo senso è un social che, almeno per ora, può essere considerato meritocratico, premia il talento e dà valore a chi i contenuti ce li ha per davvero.
  • Con riferimento ai contenuti, ti consente di non perdere del tempo nel crearne. Questo social infatti non prevede la condivisione di foto o video, tuttavia una live può condurre anche in terre inesplorate, che esulano dal tuo piano editoriale o dalla tua strategia di content creation. Naturalmente devi saperti barcamenare anche in situazioni di questo tipo che possono rivelarsi insidiose. 
  • Un aspetto assolutamente geniale consiste nella possibilità, allo stato attuale della piattaforma, di “incontrare” gente difficilmente raggiungibile nella vita reale. Il “voice to voice” ti può mettere in contatto con persone influenti di ogni settore, personaggi famosi o inseriti in una nicchia di tuo interesse. Dal punto di vista professionale pare evidente quindi che sia uno strumento vincente perché può portare a nuovi sbocchi lavoratori, nuove opportunità, nuove idee, creare nuove collaborazioni e stringere nuovi rapporti. Insomma fare rete.

Vale la pena, tuttavia, soffermarsi anche sui CONTRO che questa piattaforma comporta.

  • Sebbene si stia diffondendo a macchia d’olio, ad oggi gli iscritti italiani sono ancora pochi e di conseguenza anche le chat nella nostra lingua. Questo può rappresentare certamente un ostacolo  per chi non padroneggia ancora la lingua inglese.
  • Inoltre, gli iscritti sono principalmente personaggi navigati nel settore delle tecnologie e del digital, quindi è molto facile imbattersi in chat legate al mondo del marketing, alla creatività, alle startup, all’impreditoria, più in generale al panorama social e meno in altre materie. Insomma per ora sembrerebbe più un social di nicchia.
  • Come detto, Clubhouse sta diventando un fenomeno virale e questo potrebbe rivelarsi un problema. Si pensi ad una stanza sovrappopolata, sarà più complicato intervenire per fare sentire la propria voce, limitando quindi la possibilità di “avvicinare” personaggi di spicco nel settore che ci riguarda e creare un rapporto diretto.
  • Con riferimento alla sovrappopolamento delle room, sorge una problematica ancora più delicata che riguarda la moderazione. A più partecipanti sarà necessario affiancare più moderatori. Un utente una volta salito sul palco potrà parlare liberamente, rischiando di andare off-topic o persino di utilizzare un linguaggio inappropriato e non consono.
  • Strettamente legata al punto precedente, si pone inoltre la questione di gruppi estremisti e la conseguente possibilità di creare stanze con contenuti eticamente discutibili (si pensi a tematiche legate al razzismo, omofobia, discriminazioni sessuali o di minoranze, ideologie politiche sovversive e antidemocratiche, etc.) ma anche a room interamente destinate a criticare e parlare male di altri soggetti, per umiliarli o isolarli. Sembra esserci un modo per segnalare l’hate speech, ma le politiche sanzionatorie parrebbero alquanto blande.
  • In ultimo, l’esclusività su cui si fonda questo social in qualche modo è già una forma di discriminazione. Rende l’utente insicuro e gioca  con le sue fragilità, con la sua paura di rimanere escluso, tagliato fuori (cd. FOMO, ovvero “fear of missing out”). La necessità di essere parte di una comunità porta inoltre l’utente a diventare “dipendente” da Clubhouse. Se non assisti alle chat, che come detto sono in tempo reale, te ne perderai il contenuto e non avrai la possibilità di reperire i preziosi consigli e suggerimenti trattati. Pertanto ti vedrai costretto a sottrarre del tempo ad altre attività per trascorrerlo sul social.

Sulle questioni legate alla privacy ed alla sicurezza infine sono state sollevati diversi dubbi, poiché l’App presenta della anomalie che non sono passate inosservate all’occhio degli esperti nella materia, ed in particolare al Garante per la protezione dei dati personali. Ne abbiamo parlato QUI.

Conclusione

Come dichiarano i fondatori di Clubhouse:

La cosa che amiamo di più è come la voce possa unire le persone.

Ma la nostra riflessione è: la voce di chi?!

Se da una parte si presenta come una “social democratico” che dà la voce a tutti (più o meno), nel lungo termine il rischio è di destarsi bruscamente dall’incantesimo e realizzare che la piattaforma potrebbe divenire terreno fertile anche per fenomeni incontrollabili (si pensi ad una voce più “grossa” ed autoritaria che sovrasta le masse o che le incita all’odio). 

Andrebbe adottato un serio e dettagliato codice di condotta e occorrerebbe valutare concretamente ogni ipotetico effetto ed ogni potenziale impatto, tenendo conto di tutti gli interessi in gioco, col fine  ultimo di adottare tutte le misure necessarie ed adeguate per contrastare o contenere violazioni od irregolarità.

C’è da riconoscere che l’idea di fondo piace, è intuitiva ed accattivante e molto probabilmente la situazione è semplicemente sfuggita di mano agli stessi sviluppatori che non si aspettavano una adesione così massiccia.

In ogni caso, nella pagina web dell’App i fondatori si sono presi un impegno con i loro utenti al fine di renderla, quanto prima, aperta a tutti. Nel frattempo in alternativa all’invito è possibile registrarsi ad una lista d’attesa.

Ci aspettiamo che con i futuri aggiornamenti l’app possa migliorare le sue funzionalità e rispondere meglio alla mission che i suoi creatori si sono prefissati. 

VP

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