E-commerce

Vendita Online: Offerta al pubblico o invito ad offrire

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La vendita online è caratterizzata dalla celerità: basta un click e quel prodotto è tuo. Ma siamo sicuri che sia sufficiente un “compra ora” per assicurarsi un prodotto? Nella vendita a distanza è prassi adoperare schemi contrattuali che prevedano l’offerta al pubblico o l’invito a proporre. Ma di cosa tratta? E soprattutto come distinguerli? Analizziamo questi istituti.

Se ti è capitato di leggere le condizioni generali di vendita di Amazon ti sarai certamente imbattuto nell’espressione “invito ad offrire”.

Il p.to 1 di tali termini di vendita, rubricato “il nostro contratto”, comincia infatti così: “La presentazione di prodotti e di servizi sul sito o tramite le applicazioni Amazon per dispositivi mobili costituisce un invito ad offrire”.

Ed ancora poco più avanti lo stesso articolo precisa: “Il tuo ordine verrà quindi considerato come una TUA proposta contrattuale di acquisto rivolta ad Amazon per i prodotti elencati, considerati ciascuno singolarmente. Al ricevimento del tuo ordine, ti invieremo automaticamente un messaggio di presa in carico dell’ordine stesso (“Ricezione Ordine”).[…].La Ricezione Ordine NON costituisce accettazione della tua proposta di acquisto.[…]. Il contratto di vendita con Amazon EU Sarl si concluderà SOLAMENTE nel momento in cui ti invieremo una separata e-mail o pubblicheremo un messaggio nel Centro comunicazioni sul sito di accettazione della tua proposta di acquisto che conterrà anche le informazioni relative alla spedizione del prodotto e alla data prevista della consegna (“Conferma Spedizione”).

In buona sostanza, il cliente trova un prodotto che gli interessa sulla piattaforma e-commerce, lo aggiunge nel carrello e inoltra l’ordine cliccando “Compra ora”.

Ma il cliente ha veramente acquistato in quel momento? NO!

Cosa accade quindi? Amazon riceve l’ordine del Cliente, gli dà la conferma di averlo ricevuto e di averlo sottoposto a processo di verifica dati e di disponibilità del prodotto richiesto.  

Sarà quindi l’e-commerce di Bezos a stabilire SE e QUANDO accetterà la tua proposta di comprare la merce.

Ebbene, é evidente che si realizza una inversione dei ruoli. Non è quindi il venditore a formulare una proposta ma sarà lo stesso cliente che formulerà la sua “Invitatio ad offerendum”, anche denominata “invito a proporre”.

Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

“Invitatio ad offerendum”

Con il brocardo latino “Invitatio ad offerendum” si indica l’invito – rivolto a una generalità di persone – a formulare proposte contrattuali o a iniziare trattative per la conclusione di un determinato negozio. 

In pratica, il venditore si limita a mostrare i propri prodotti rendendosi disponibile a ricevere proposte di acquisto che poi potrà accettare o meno.

Ne discende che nel modello di vendita a distanza adottato da Amazon, ricorrendo al mero “invito ad offrire” in capo al Cliente, NON sorge alcun obbligo contrattuale in capo al venditore, sino a quando quest’ultimo non manifesti la propria accettazione.

Se il venditore avesse invece rivolto una vera e propria proposta contrattuale, sotto forma di offerta al pubblico, in questo caso il compratore cliccando su “compra ora”, avrebbe davvero acquistato  in quel momento.

In altre parole, l’inoltre dell’ordine da parte del compratore tramite la selezione del tasto “compra ora” avrebbe perfezionato il contratto.

E si badi bene, il momento della conclusione del contratto è determinante ai fini della produzione degli effetti giuridici atteso che,  da tale momento, il contratto avrà forza di legge tra le parti.

Tuttavia, l’art. 1336 c.c. prevede che l’offerta al pubblico per valere come proposta debba contenere gli estremi essenziali del contratto, “salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi

Alla luce di tali considerazioni, non é sempre facile distinguere l’offerta dall’invito a offrire, a cui proprio la citata norma allude quando dà rilevanza alla diverse “circostanze”.

Nella prassi, l’invito è contenuto nei prezziari, nei listini e in generale nei materiali pubblicitari.

Invito a proporre e offerta al pubblico: differenze giuridiche

Posto che trattasi di due istituti differenti, pare opportuno soffermarsi sulle differenze giuridiche che intercorrono tra di essi.

Da un punto di vista prettamente giuridico, l’aspetto che consente di distinguere le due figure è, come suggerito dall’art. 1336 c.c., la presenza degli estremi essenziali del contratto che si intende concludere.

Per intenderci, tra gli elementi essenziali del contratto di compravendita oltre a quelli canonici – l’accordo delle parti, la causa, l’oggetto e la forma (quando prescritta dalla legge) – si rinviene anche il prezzo.

Ne consegue che se tali elementi sono chiaramente indicati non ci saranno dubbi che ci si troverà dinanzi ad una proposta contrattuale in senso stretto ed il negozio si intenderà concluso “nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte” (art.1326 c.c.)

Diversamente, in assenza anche di uno solo di tali “essentialia negotii”, si tratterà di semplici notizie portate all’attenzione del pubblico senza vincolo tra le parti e senza possibilità di una accettazione.

L’invito a proporre, infatti, NON è un atto giuridicamente rilevante, ma è da configurasi come un mero atto lecito, naturalmente nei limiti in cui non costituisca atto di concorrenza sleale o non violi i diritti della persona.

Chi risponde all’invito, come detto, NON ACCETTA ma PROPONE la conclusione di un contratto.

Solo per completezza espositiva, occorre anche non confondere gli istituti poc’anzi esaminati con la promessa al pubblico di cui all’art. 1989 c.c., che invece configura una promessa unilaterale vincolante.

Chiarite le differenze di natura giuridica, preme ora fare qualche esempio pratico per comprendere le conseguenze.

OFFERTA AL PUBBLICO. Tizio mette in vendita online al prezzo di € 50,00 una bicicletta, che in realtà intendeva vendere al prezzo di 150,00.

Tale offerta é destinata ad una platea indeterminata di soggetti e Caio decide di accettarla.

Nel momento in cui Caio accetta l’offerta e Tizio ne ha conoscenza il contratto di compravendita si ritiene concluso. Ne discende che Tizio non potrà più tirarsi indietro invocando l’erronea indicazione di prezzo, La revoca della offerta, infatti, deve essere resa pubblica nelle stesse modalità con le quali è stata pubblicata l’offerta PRIMA dell’accettazione da parte del compratore.

[Schema contrattuale: OFFERTA VENDITORE + ACCETTAZIONE COMPRATORE = CONCLUSIONE CONTRATTO]

INVITO A PROPORRE. Amazon sulla sua piattaforma mette in vendita un tablet al prezzo (errato) di € 50,00 al posto di € 150,00 e Caio clicca sul tasto “compra ora”.

Tale azione positiva di Caio non vincolerà Amazon a vendergli il bene a quel prezzo. Infatti, il venditore, ravvedutosi dell’errore, si limiterà a non accettare la proposta di acquisto del compratore.

[Schema contrattuale: INVITO VENDITORE + PROPOSTA D’ACQUISTO COMPRATORE + ACCETTAZIONE VENDITORE = CONCLUSIONE CONTRATTO]

Va da sé che adottare uno schema contrattuale di questo tipo, si rivelerà certamente un vantaggio per il venditore il quale potrà garantirsi un maggiore controllo, anche in termini di approvvigionamento dei prodotti, senza incorrere in alcuna responsabilità di natura contrattuale.

In conclusione, attesa la difficoltà nel decifrare i due istituti esaminati, il suggerimento che ne consegue è da rivolgersi sia al venditore che al compratore.

Potrà rivelarsi utile per il venditore indicare specificamente che tipo di schema intende adottare (Amazon, non a caso, lo precisa immediatamente) mentre il compratore dovrà “semplicemente” leggere le condizioni di vendita prima dell’acquisto di un prodotto online.

VP

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